— pensiero ruvido —

12/27.9.2015, Ex Chiesa in Albis, Russi, RA

Se dovessi indicare uno dei tratti dell'estetica contemporanea, dall'arredo al design e di riflesso anche nell'arte, perlomeno in quel tipo di arte che ammicca esplicitamente all'arredo e al design, risponderei la levigatezza. Esiste oggi una chiara predilezione per tutto ciò che è regolare, armonico, privo di asperità (...) una continua celebrazione di quanto si presenta neutro e asettico, celebrazione che nelle pratiche di maquillage del corpo umano tocca il suo apice. (...) Ogni incongruenza o contrasto, tutto ciò che conferisce senso e che individua sia il corpo umano che gli oggetti materiali viene cancellato in nome di una omogeneità univoca e rassicurante. In questa prospettiva a venir meno è la possibilità di una lettura della superficie delle cose, perché essa acquista senso solo quando marcata, percorsa da segni, incisa dalle scalfitture del tempo e della storia. Georges Didi-Huberman, nel suo libro Scorze, scritto a ridosso di una visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, ci parla proprio di questo strato superficiale come veicolo di significati. Nell'impossibilità di raffigurare la tragedia, di cui ormai è sparito ogni segno, Didi-Huberman ragiona sulla necessità di uno sguardo "archeologico", che sappia cogliere ciò che è invisibile agli occhi. Saranno due dettagli irrilevanti, le scorze appunto di una betulla e il pavimento spaccato di una baracca, a stimolare quella messa a fuoco che la facciata edulcorata e allestita del campo, ormai ridotto a museo della memoria, non consente più. La linearità algida e insignificante va a pezzi proprio nell'incontro con una crepa, un alcunché di ruvido, una dissonanza: "La corteccia è irregolare, discontinua, accidentata. Qui è attaccata all'albero, là si disfa e cade nelle nostre mani. È l'impurità che viene dalle cose stesse. Parla dell'impurità - la contingenza, la varietà, l'esuberanza, la relatività - di ogni cosa. Sta da qualche parte nell'interfaccia tra un'apparenza fugace e un'iscrizione che sopravvive". Sarebbe a dire: oltre la levigatezza, la pianificazione, l'omologazione, a conservarsi è questa impurità o residuo, come traccia concreta della vita in tutte le sue folte, brulicanti, irriducibili sfaccettature. Difficile è attraversare questo Unheimliche, il perturbante, la spigolosa alterità delle cose; difficile restituirne il peso specifico, ammettendone anche, come dimostra l'opera di questi artisti, le sbavature, le imperfezioni, il disagio - includendo anzi tutti questi elementi come parti inalienabili della sua manifestazione.

Roberta Bertozzi

a cura di PAOLO BUZZI e dell'Ufficio Cultura e Turismo del Comune di Russi.

L'iter espositivo è dislocato in quattro suggestivi edifici storici della città: dalla ex Chiesa in Albis che ospita le tele di DOMENICO GRENCI, alla Rocca del Castello dove si trova un'ampia selezione dei lavori di MASSIMILIANO FABBRI, ai torrioni di piazza Baccarini e via Babini nei quali sono collocate due installazioni di OSCAR DOMINGUEZ, per finire alla Biblioteca Comunale, con uno spazio dedicato alle carte illustrate di STEFANO RICCI.